Parole chiave nell’educazione degli adolescenti

Lezioni di vita
La prevenzione nelle Scuole Medie Superiori

Limiti dell'età adolescenziale e del contesto scolastico

E' necessario tenere conto della relativa impermeabilità dei minori nella scuola, ogniqualvolta si prospetti una specificazione dei metodi di intervento per conseguire risultati più concreti o valutabili in termini di “efficacia".

L'adolescente presenta una corazza difensiva - una sorta di guscio calcareo - che lo protegge ed isola rispetto al contesto sociale, anche quando adotta in modo manifesto stili di condotta e modelli di identificazione tipici dell'epoca o del momento storico.
I processi di maturazione avvengono ad un livello profondo della personalità e in buona misura sono svincolati dal copione rappresentato pubblicamente.

È come se il soggetto fosse alle prese con compiti essenziali ed universali, involontariamente, un processo che per lo più viene subìto e non lascia veri margini di scelta; per questo si assiste di frequente a manifestazioni di "protesta" o di "sciopero"(resistenze, blocchi, fissazioni, regressioni, inerzia e trascinamento, ecc.).

È in gioco una sorta di seconda (o terza) nascita, che catapulta nel mondo reale imponendo di misurarsi con le questioni cruciali della conservazione/sopravvivenza, della riproduzione, dell'adattamento e della realizzazione.
Il problema per ciascun individuo rimane, infatti, il "debutto sociale", inteso come ingresso nel gruppo umano allargato; il che comporta verifica dell'adeguatezza, rischio del fallimento e dell'ostracismo, nonché inserimento in un sistema di gerarchie e di potere.

Al contempo il giovane è coinvolto in una complessa operazione di "ricapitolazione" della storia personale, poiché nell'adolescenza riemergono le caratteristiche fondamentali e i nodi giù venuti alla luce nel corso dell'infanzia e della fanciullezza. Risulterà, per altro, cruciale la scelta degli ideali o delle "divinità" cui l'individuo si voterà, anche inconsapevolmente.

L'adolescente si ritrova ad essere "agito" da istanze superiori alle sue forze e volontà, esigenze impersonali con cui ingaggia un corpo a corpo dall'esito incerto. È l'appartenenza alla specie, in senso sia biologico sia culturale, che chiede ed esige il suo dazio. Poi si tratterà di una lunga opera di "personalizzazione", nonché dell'apprendimento dell'arte di organizzare la soddisfazione dei propri bisogni e di governare la propria piccola nave nei marosi della vita (ridimensionando infine l'importanza della stessa individualità - ritornando quindi al punto di partenza).

Non è sorprendente, pertanto, la compresenza di una franca anestesia e di una vera e propria ipersensibilità in una determinata fase di transizione. Nella corazza adolescenziale, in effetti, sono presenti alcuni "punti deboli", che mettono in comunicazione diretta il mondo esterno e attuale con il nucleo profondo dell'essere, magmatico ed emozionale, la cui fragilità è dovuta soprattutto alla violenza e alla reattività smisurate.

Occorre considerare, inoltre e conseguentemente, che, all'epoca delle iniziative di prevenzione nel contesto scolastico, la personalità "autentica" è in qualche modo coperta o comunque non liberamente espressa. Ciò spiega l'impressione di conformismo, gregarietà, genericità, banalità e persino stupidità suscitata spesso dagli studenti negli operatori e negli adulti in genere.

I più fanno mostra di indifferenza e superiorità, talora arrivano a simulare un dibattito e un interesse che non vivono anche quando li drammatizzano. Ciò rende "patetici" gli educatori impegnati nell'opera di attivazione e di confronto.
Di lì a qualche tempo, però, si paleseranno le differenti nature e il grado di compromissione delle personalità, in termini di abilità relazionali, inclinazioni sessuali, performaces socioprofessionali, antisocialità, consapevolezza, eccetera.

Incontrati altrove, lontano dalla terreno neutro della scuola e dopo il passaggio di fase/status, proiettati nel vasto e disgregato universo "giovanile", compariranno fisionomie precise e taglienti, si materializzeranno tutte le predisposizioni e ciò che prima sembrava latente e virtuale. In molti casi, a quel punto, si potrà solo correre ai ripari o tentare di rimediare almeno in parte a quel che pure si può ritenere ragionevolmente "definitivo" (la sorte di ciascuno).

Qualsivoglia lavoro di "prevenzione" avrà dunque il significato di una promozione della presa di coscienza , tuttavia finalizzata a favorire lo sviluppo più congeniale e costruttivo dei singoli soggetti organizzando al meglio le risorse possedute (effettive). Contenere le componenti "malate", deficitarie, pericolose, distruttive e disturbanti sarà compito della "cura", vuoi specialistica vuoi personale o sociale.

Parole chiave e temi di riflessione

Responsabilità e consapevolezza

L'informazione e persino la conoscenza, che abilitano una sorta di "falsa coscienza", possono coesistere con la deresponsabilizzazione. Assumere la responsabilità significa imputare degli effetti alle azioni; in altri termini, riconoscere che ogni azione ha conseguenze specifiche, dirette ed indirette. Solo l'assunzione di responsabilità rende possibile la scelta, che sua volta comporta l'accettazione del pagamento di un "prezzo" in termini di ricadute (perdite, sanzioni, risposta-reazione da parte degli altri e del contesto, società e natura comprese, conflitti interiori, ecc.). I gesti, infatti, implicano derivazioni a lungo termine e a vasto raggio.

La responsabilità è direttamente proporzionale alla consapevolezza, e quest'ultima è paragonabile ad uno sguardo dall'esterno e dall'alto, che offre una visione panoramica e prospettica, quindi in parte "profetica". Essa anticipa il futuro individuando ciò che nel presente lo prepara.
La capacità di assumere responsabilità e la consapevolezza fondano la soggettività, che a sua volta, sulla base di un'applicazione volontaria, ne opera una ridefinizione e un arricchimento.

L'ingresso nella dimensione morale, o passaggio allo stadio etico, è possibile solo a partire da un determinato livello di formazione della personalità (che consenta di orientarsi nel labirinto degli obblighi morali tipici della civiltà e di reggere la conflittualità). Tuttavia, mentre l'accesso alla moralità si realizza con una sorta di "salto", il processo è poi soggetto a infinite verifiche e validazioni, come un sentiero che si biforchi di continuo, mettendo alla prova la capacità di praticare ciò che si è in grado di predicare. In questo senso, l'umanità si può considerare "educabile".

Esperienza e crescita

I compiti fondamentali di ciascun individuo possono essere identificati in due processi paralleli: definizione dell'identità soggettiva e organizzazione dello spettro comportamentale in funzione della soddisfazione dei bisogni. La crescita individuale è un percorso ascendente con gradini diseguali e, come l'evoluzione biologica, avviene per "salti", con un aumento progressivo ma non indefinito né infinito della complessità.

È importante distinguere tra pratica ed esperienza. Provare, mettersi alla prova, fare esperienza configurano situazioni diverse e presuppongono atteggiamenti mentali o condizioni psicologiche differenti. La "pratica" è caratterizzata dal meccanismo e dalla ripetizione che determinano familiarità, si accompagna a senso di sicurezza emozionale (rassicurazione anche quando in relazione ad eventi negativi o dolorosi) e viene interpretata in base a criteri soggettivi non sottoposti a verifica e non criticati (gli eventi accadono o si susseguono).

L'esperienza è caratterizzata dal dinamismo e dalla variabilità, in rapporto all'interrelazione tra memoria e ferita, tra memoria e cambiamento prodotto dai fatti vissuti (gli eventi si succedono). In questo caso si verifica effettivo apprendimento, che porta al superamento di un precedente livello di organizzazione esistenziale.

Di gran rilievo, altresì, la distinzione tra esperienze negative "inevitabili", cioè necessarie (o fatali) per lo specifico individuo - le cosiddette maledizioni che possono rivelarsi benedizioni - ed esperienze negative "evitabili", cioè non necessarie (superflue o inutili rispetto al compito evolutivo). Le seconde distraggono o deviano dal percorso principale (la retta via dell'individuazione!), rappresentando polveroni su vie secondarie che confondono e mistificano sui reali bisogni della persona. Nonostante l'evidenza e il dato di fatto, in tali circostanze non si assiste ad apprendimento né a comprensione da parte dell'interessato (non s'impara nulla).

In ogni caso, incertezza ed inquietudine sono dati costitutivi del vivere umano; la loro valorizzazione può aiutare a ridurre almeno i fenomeni di "resistenza" alla dinamica esistenziale.
L'errore è parte integrante dell'esperienza degli esseri viventi. Il significato che si è in grado di attribuirgli può fare di una negatività sterile una prova generativa. Il trauma, la sofferenza, entro certi limiti anche il fallimento, possono aprire le porte della consapevolezza e in tal modo assumere valenza educativa ed evolutiva.

Regressione e progresso

L'infantilismo connota la condizione di un soggetto, maturo dal punto di vista del patrimonio biologico e delle facoltà mentali, eppure impegnato a garantirsi benefici o vantaggi di uno stadio precedente di sviluppo mediante la messa in atto di tattiche comportamentali basate sulla passività e la dipendenza.

L'operazione di "resistenza" al flusso della corrente vuoi biologica vuoi spirituale, determina il permanere di atteggiamenti ed ottiche infantili nel rapporto con gli altri e con la realtà, unitamente all'allentamento del collegamento dell'identità attuale con le fonti emozionali e alla dispersione delle risorse creative. Nell'infantilismo , quindi, prevale l'identificazione con la pancia a scapito del cuore e della mente.

È frequente la constatazione in alcune fasce di popolazione giovanile dell'esibizione di "ingenuità" e "candore", usati come espedienti per collocarsi al di qua (prima) della contaminazione, quello "sporcarsi" le mani con i fatti reali della vita che comporta la caduta dallo stato di perfezione e la cacciata dall'eden della deresponsabilizzazione. L'innocenza così evocata diviene pretesto per differire il riconoscimento della "colpa" intesa come accettazione della responsabilità individuale.

Molto diffusa è la pretesa di facilità e gratificazione, in base alla quale trionfa il diritto ad avere tutto e solo ciò che si vuole e fa piacere, anche in termini di sesso e di sentimenti. Efficienza fisica, bellezza, godimento , immunità da malattie e dolori, vengono richiesti come "comfort" necessari e imprescindibili per siglare il contratto con la vita, oppure perseguiti come fini a se stessi e caricati di valenze magiche.

Non viene messa in conto la conquista di una soggettività etica sulla base di un vero e proprio lavoro interiore, finalizzato anche alla collaborazione con gli altri membri della società. Il diritto "di sbagliare" ha soppiantato l'imposizione della buona condotta, in modo tanto esagerato da rendere irrilevante il dovere di riuscire bene o aspirare a mete elevate nel proprio interesse.

Appare non necessario scegliere, capire, dare ragione dei gesti, poiché si è convinti di avere diritto a non rispondere a nessuno (neppure alla propria coscienza). Sicché ogni atto od omissione sembra giustificabile e si finisce per non sapere né il "perché sì" né il "perché no" di qualsiasi atto.
L'inflazione massmediatica e cibernetica promuove, negli strati più vulnerabili della popolazione giovanile, una dilatazione smisurata della dimensione fantastica unitamente ad una perdita ingravescente del senso di realtà. Ne fa le spese anzitutto l'esperienza reale, sostituita da succedanei e surrogati.

Relazione e affettività

E' pressoché costante l'illusione di entrare in rapporto con gli altri sulla base delle (buone) intenzioni o della voglia (identificata con il bisogno o con il desiderio). L'ossessione narcisistica, cioè il circolo vizioso dell'assolutizzazione di sé che nega l'altro o rifiuta la reciprocità eppure richiede il mondo come specchio o pubblico, si alterna con la tentazione e il tentativo di possedere l’altro.

Manipolazione, controllo, pretesa passiva o aggressiva di avere a propria disposizione e a portata di mano qualcuno, si ammantano allora di nobili sentimenti e di legittime esigenze amorose. Ciò dà luogo a vistosi e drammatici fenomeni di "idolatria sentimentale" in cui il partner è percepito (e talvolta concepito) quale idolo da adorare e ci si attende di esserne beneficati.

Essere oggetto d'amore equivale in molti casi a consegnarsi "fiduciosamente" nelle mani di qualcuno, cioè mettere la propria vita - mediante il proprio corpo - nelle mani altrui senza alcuna verifica né fondamento (interno prima ancora che esterno). Il vero obiettivo è la fuga dalla coscienza della responsabilità personale riguardo all’identità.

Il rischio della solitudine come separazione e separatezza viene dai più scongiurato o con l'isolamento autistico (che nega l'esistenza di una realtà con cui venire a patti) o con la promiscuità - confusione a livello fisico od emozionale.

La sessualità come sfogo fa convergere nel gesto sessuale correnti non sessuali, divenendo un agito che sfugge alla volontà cosciente dell'individuo. In essa domina il condizionamento ad ottenere la gratificazione ad ogni costo, a prendersi cioè quel che in apparenza e in superficie sembra desiderabile, in qualche modo "con la forza", esercitata sugli altri o su di sé.

Di conseguenza la sessualità perde di creatività e di capacità espressiva, divenendo "perversa" in senso letterale poiché posta al servizio più dell'aggressività che dell'eros. Da ciò il sapore di "piaceri da prigionia" che ne accompagna il godimento.

È utile ricordare che "la carne" copre nell'adolescenza la soggettività fragile e precaria. La non accettazione del corpo è dunque in parte "fittizia", in quanto spostamento sul piano fisico dell'angoscia metafisica e della lotta spirituale.

Mattia Morretta (1997)

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