Estratti

Paragrafo 6.4 Le armi contro i nostri Golia

Quasi tutti gli esseri umani agiscono in base alla “morale comune”, quindi in funzione di ciò che pensa e fa la maggioranza nel contesto di vita. Sicché, gli omosessuali una volta entrati nel canale specifico seguono il flusso, attualmente addirittura travolgente, perché è troppo faticoso costruire un modo personale di vivere, e poi a chi appoggiarsi? Con quali compagni mettersi in cammino verso una Gerusalemme sconosciuta e non segnata in alcuna cartina geografica? Si rischia di essere diversi due volte, fuori e dentro la “comunità”. D’altronde, se restassero gli interrogativi o le titubanze, diverrebbe complicatissimo mantenere il controllo della situazione, cercare un’omosessualità originaria e originale oltre tutte le attese e le consuetudini, sottoporsi ad una fatica oggettivamente improba aprendo in se stessi e con i propri simili una contraddizione insanabile. Chiunque voglia usare la bussola interiore per orientarsi deve prepararsi ad una lotta contro mulini a vento o a fare il salmone che risale la corrente. Si fa prima ad isolarsi optando per il soliloquio oppure a chiudersi in coppie-bunker o in piccole confraternite autoreferenziali, lasciando il vecchio pianeta gay al suo destino. Scoperte riflessioni illuminazioni finiscono abortite tra le mura di stanze magari visitate da angeli o nella testa di un solitario sognatore. Chi tirerà le somme dei danni provocati da codesto mondo bacato, e quando? C’è una tale urgenza di riconoscere gli errori e i fallimenti, di rivedere la storia e fare bilanci, di passare da condotte che sono conseguenza di condizionamenti a quelle che sono premesse di nuove forme di interazione. Sete di una liberazione dal servaggio autoimposto che restituisca speranza iniziativa fiducia, per non farsi sommergere dalle congiunture storiche e sociali, per far maturare consapevolezza e autonomia. C’è troppa omertà ubiquitaria verso i mali oscuri dell’Ambiente Gay, viltà e colpevoli silenzi verso affaristi e faccendieri. Troppe domande non poste e troppe risposte non date.

Paragrafo 9.8 L’altra parrocchia

Quale può essere la via della valorizzazione “religiosa” dell’esperienza omosessuale specifica? Il sesso è stato ed è per gli esseri umani rappresentazione, un vero e proprio linguaggio: l’intersezione dei corpi mira a di-mostrare il contatto ineffabile e aleatorio tra spiriti, apparendo tragitto più breve per mettere in comunicazione le fragili individualità di carne e tentare una congiunzione impossibile, instabile e transitoria. Per quanto ci si tenga stretti o ci si incastri l’uno nell’altro, si resta inesorabilmente separati, due entità che non diventano una neanche se c’è la prova documentale e sacramentale, l’unione sessuale è solo un segno fugace dell’incontro durante il passaggio su questa terra, i rapporti tra esseri umani nient’altro che “graffi sulla superficie” (V. Woolf), nella consapevolezza per altro di essere nulla nei secoli dei secoli e negli spazi infiniti. Credo che l’omosessuale, a cagione dell’infecondità implicita negli atti, veda o possa vedere nel volto del compagno la cenere o la polvere cui ciascuno è destinato, e forse per questo possa percepire il senso estetico/artistico della bellezza nella sua caducità. Dovremmo chiederci dunque: l’omosessualità è uno dei talenti a noi affidati, da far fruttare e di cui render conto? E in tal caso, qual è la componente sostanziale ed eterna? Oppure i talenti sono i doni di personalità e i ruoli svolti in comunità, e l’ingrediente sessuale va relegato sullo sfondo?! C’è un messaggio universale nell’esperienza omosessuale e cosa concerne? Per quanto degno di apprezzamento nelle forme gioiose, non è di sicuro il sesso in sé, se mai la lode e l’amore verso la creatura di sesso maschile e quella di sesso femminile prese a se stanti, commoventi opere di im-perfezione, cantate nella mitologia e immortalate nella statuaria grecoromana e rinascimentale. Invece di puntare ad accreditare con l’ideologismo lo scambio sessuale o il vincolo sentimentale tra due omosessuali, si tratta di dimostrare quanto si tiene alla relazione umana anche tra persone con tale orientamento, avendo cura della vulnerabile “carne” assegnataci e vivendo con profondità le opportunità di contatto. L’omosessualità è pertanto un dato di natura da riqualificare culturalmente, con l’elaborazione di un pensiero raffinato e prezioso e non con rivendicazioni politiche.

Paragrafo 13.4 Le regole del gioco

Le gabbie dei preconcetti impediscono agli stessi omosessuali di vedere e percepire il patrimonio di bellezza profondità verità dei significati e dei simboli insiti nella loro omosessualità. La loro lingua rimane muta, incapace di articolare e lodare la ricchezza omosessuale. Essi prendono alla lettera il compito di rappresentare o raffigurare cose che ignorano per la collettività a sua volta ignorante. Si chiudono in spazi angusti piuttosto che aprirsi e trasmettere sapere desiderio sguardo sull’universo a partire dalla loro condizione. L'essere omosessuale, infatti, è un supplemento simbolico: un ampliamento del vissuto dei “normali” grazie alla sensibilità esistenziale di chi sperimenta la dimensione sessuale (centrale nell’animale uomo) e guarda (per lo più senza rendersene conto e senza mentalizzarlo) l’uomo e la donna da un’altra prospettiva, impossibile ad un eterosessuale. Al di là della questione sociale (diversità e discriminazione) è proprio nella vita amorosa (tangibile e immaginaria) che si fa esperienza di una singolarità, un pezzo mancante, la radice minore e non inferiore dell’eros. Una premessa per mettere a fuoco il terzo occhio del terzo sesso, se non fosse obbligatorio e conveniente limitarsi a fare l’imitatore dei normali o il trasgressore.

Paragrafo 15.5 Omonomia

Agli omosessuali non si chiede di essere quel che sono, bensì quel che ha tratteggiato la consuetudine o la ricerca psicologica, inducendoli a percepirsi e concepirsi in base ai codici preesistenti negativi o riduttivi. Si paga una tassa al dazio interiore (la psiche e le vicissitudini famigliari) e all’esattore pubblico (la psiche collettiva che ha stabilito cosa sia l’omosessualità). Le marionette hanno cominciato pian piano ad animarsi e a recidere qualche filo, a muovere braccia e gambe, testa e cervello sono gli ultimi ad attivarsi perché di dimensioni ridotte, troppo recenti i progressi intellettuali e la conquista di una lingua. Gli spettri e gli ectoplasmi assumono consistenza, carne e sangue, vogliono svegliarsi dagli incubi o sogni in cui sono stati generati. Purtroppo, le prime cose che chiedono di fare sono quelle indicate dagli antichi manovratori, le seconde sono il matrimonio e i figli, ricalcando le usanze e le aspirazioni dei normali. Or dunque, le preferenze sessuali bisogna potersele permettere con le proprie forze. Per arrivarci occorre fare evolvere la natura sessuale in normalità ontologica, che rimanga o meno diversità per la famiglia o la società, una norma che non è quella altrui e non vuole esserlo, non richiede la trasformazione del pianeta a propria immagine e somiglianza, anzi si guarda bene dall’auspicarla. Farsi normali significa darsi norme e principi indipendenti, pur in mancanza dell’assenso altrui, confrontarsi a partire dalla autonomia conquistata e non dell’etichetta fornita dalla politica gay, non scaricando i problemi sugli altri e non assumendo come propri quelli altrui al riguardo. Il traguardo successivo della maturità è infine la moralità, perché la cosa più detestabile è essere a priori privati della dimensione etica, un preconcetto che nell’ambiente gay viene sfruttato a rovescio puntando sulla comoditàdi non sottostare ad aspettative di buona condotta. La mente e la psiche vanno purificatedalla contaminazione della diversità intessuta di patologia ed eccezione alla regola. Pensare non basta, bisogna farlo con serietà, resistendo agli incentivi e alle persuasioni delle autorità gay. Non si tratta tanto di farsi giustizia da sé (brandendo la spada) quanto di rendersi giustizia (utilizzando la bilancia), poiché esser giusti con se stessi vuol dire sia riconoscere i propri meriti sia valutare con imparzialità il volto oscuro e scabroso dell’omosessualità.