Il mercato dei minori

Pornografia e prostituzione minorile

Lo sfruttamento sessuale dei bambini esiste, è un problema che riguarda tutti i paesi, nessuno escluso, e viene realizzato soprattutto attraverso i due grandi canali della pornografia e della prostituzione.

I dati relativi agli Stati Uniti parlano di oltre un milione di ragazzi, età media 13 anni, utilizzati per le fotografie che compaiono sulle pagine delle 350 riviste “specializzate” e gli innumerevoli filmini hard core. Un giro d’affari di ben tre milioni di dollari.

Non meno imponente il fenomeno della prostituzione. Sempre riguardo agli Stati Uniti è risaputo che a Chicago esistano veri e propri gruppi di prostitute dodicenni, mentre a Los Angeles sono diverse migliaia i ragazzini e le ragazzine dediti al sesso mercenario. Nella sola New York si contano in decine di migliaia gli adolescenti sotto i sedici anni coinvolti nel commercio sessuale.

Del resto, il numero di fanciulli e ragazzi che scappano di casa o scompaiono negli USA è davvero impressionante, ed è facile immaginare che molti finiscano per arrangiarsi in tale maniera per sopravvivere.

Comunque sia, non si tratta di una caratteristica dei paesi del capitalismo avanzato, se persino l'Unione Sovietica ha dovuto ammettere l’esistenza di ragazzine che si vendono per un bicchiere di vino.

Piuttosto clamorosa è stata la scoperta di una rete di prostituzione infantile a Bruxelles, con sede centrale in un locale dell’UNICEF, l’organismo dell’ONU che si occupa dei problemi dell’infanzia!
I responsabili erano le classiche persone insospettabili, tra gli altri un addetto al commissariato di polizia e un impiegato della prestigiosa organizzazione.

Ai clienti veniva offerta la possibilità di ricevere materiale pornografico e foto di vario genere, nonché ragazzini in carne ed ossa tra i 6 e gli 11 ani, reclutati presso gli ambienti di immigrati dall’Africa.
Un duro colpo per gli europei abituati a pensare che capiti sempre tutto altrove e che certe cose siano tipiche di Bogotà o Manila.

In verità, presso alcuni paesi del Nord-Africa e dell’Estremo Oriente è consuetudine che i giovanissimi si offrano sessualmente in cambio di denaro. La cosa viene valutata in modo differente rispetto al nostro contesto, anche perché il “bambino” ricopre un ruolo particolare in termini socioculturali.

Nelle Filippine non solo la famiglia accetta di buon grado che la ragazzina o il ragazzino siano oggetto di interesse di un adulto, meglio se straniero e facoltoso (e si fa presto a essere danarosi nella miseria), ma sono gli stessi genitori a spingere i figli a mettersi in affari nel mercato del sesso.

Le autorità cattoliche chiudono un occhio o tutti e due, dal momento che è pur sempre il male minore nello stato di grave indigenza e di abbrutimento sociale in cui versano molte famiglie. Così, a Manila capita che la prima funzione religiosa del mattino sia frequentata da fanciulle che hanno appena finito il loro turno di lavoro notturno come prostitute.

Terzo mondo? Forse. Eppure la questione è complessa. Tempo fa in Italia non si è scoperto che dietro un giro di prostituzione minorile, che si sospettava gestito da criminali senza scrupoli, vi erano proprio e solo gli stessi minorenni scaltri e smaliziati?! La fame aguzza l’ingegno, è noto.

D’altronde, non si deve credere che si tratti di “degenerazione” moderna, perché il fenomeno è antico. Senza andare molto indietro nel tempo, bastano pochi accenni alla realtà europea dell’Ottocento per delineare un quadro raccapricciante, pur tenendo conto della crisi dei tabù già in atto di fronte alla necessità della sopravvivenza di intere masse di diseredati.

Nell’ambito della dilagante prostituzione e per il timore delle malattie veneree, ad esempio, era aumentata notevolmente la richiesta di prostitute vergine, col supporto di una credenza superstiziosa circa l'effetto terapeutico di tale accoppiamento per la sifilide!

Le cifre relative a Londra, agli inizi del XIX secolo sono emblematiche: si pagava fino a 100 sterline per una vergine, ma nel 1880 soltanto 5 sterline, sia per il sospetto che le illibate non fossero davvero tali, sia perché l’offerta era aumentata a dismisura.

Il giornalista W.T. Stead nel 1885 scrisse sulla Pall Mall Gazette diversi articoli a proposito de “Il contributo delle fanciulle alla moderna Babilonia” (soprannome dato a una zona di Londra divenuta centro dell’industria prostitutiva). Egli arrivò a comprare una ragazza vergine e a portarla a Parigi per dimostrare che era possibile e accadeva sovente.

Le ragazzine venivano in genere reclutate nelle stazioni di arrivo dei treni dalla campagna o nei parchi cittadini. Zelanti mezzani introducevano in America giovanissime polacche, irlandesi, portoricane, spingendole poi alla prostituzione approfittando della loro subordinazione.

In Francia fenomeni di mercificazione di bambini sono stati molto estesi in tutto l’Ottocento e soprattutto tra il 1830 e il 1860, al punto che si fece ricorso a una specifica legislazione. Tuttavia, se la Francia non poteva permettersi case per prostituti bambini, esse non mancavano a Londra, che ne possedeva già nel secolo precedente, per quanto “ospitassero” ragazzi tra i 14 e i 15 anni, cioè per l’epoca quasi adulti.

Nel XIX secolo i ragazzini vagabondi nelle grandi metropoli (New York e Londra) erano legioni. Provenienti dai quartieri poveri o dalle campagne, gettati allo sbaraglio e magari senza famiglia, cominciavano a 12 anni a guadagnarsi da vivere prostituendosi con disinvoltura adolescenziale.

Josephine Butler, segretaria della Ladies’ National Association asseriva che, in base a indagini accurate, delle 9000 prostitute di uno dei grandi porti londinesi 1500 erano sotto i 15 anni e un terzo di esse ne aveva meno di 13.

Negli ultimi decenni del secolo comparvero veri e propri bordelli specializzati a Londra e New York, alcuni puntando sulla giovinetta finta ingenua, altri sulla fanciulla vecchia nel peccato.

Al di là del facile scandalo, i fatti vanno valutati nel contesto storico e generale. La storiografa e ricercatrice Reay Tannahill, infatti, commenta: “Ad ogni modo si può discutere se questi bambini stavano peggio dei loro coetanei che lavoravano come schiavi nelle miniere o nelle fabbriche fino a 18 ore al giorno, dall’età di cinque anni”.

E oggi? Cinquanta milioni di bimbi asiatici lavorano in condizioni di semi-schiavitù, diciassette milioni di bambini indiani sono utilizzati come mano d’opera industriale, trentadue milioni di piccoli brasiliani soffrono dell’abbandono famigliare e sono costretti al vagabondaggio, eccetera eccetera.

Nel più civile Occidente la violenza fisica sui minori è consuetudine radicata benché misconosciuta.

C’è da chiedersi se il vero scandalo siano solo la pornografia o la prostituzione infantile, anche se l’abuso sessuale non può in alcun modo trovare giustificazione o comprensione, a maggior ragione nel caso di bambini.

Mattia Morretta (1987)
Fascicolo n. 87, 1987, Enciclopedia Amare, Fabbri Editori

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