Il pregiudizio positivo sul sesso

Il pregiudizio positivo sul sesso
Sito Web Omonomia, 2005

Quando si affronta l'argomento della "prevenzione" in ambito sessuale, al di là di ogni strumento o strategia di intervento, la cosa più urgente e importante da fare è demistificare la tematica della sessualità, uscendo dai luoghi comuni e dalla presa di posizione ideologica che vede in ogni comportamento sessuale una fatalità e una espressione positiva dell’uomo a prescindere dalle sue realizzazioni e conseguenze.

La rinuncia in atto da decenni alla dimensione etica e alla riflessione culturale nella sfera sessuale ha generato mostri e lasciato intere generazioni in balia di demoni moderni, padroni non riconosciuti altrettanto pericolosi e tirannici di quelli ben noti del passato.

Solo un approccio culturale può consentire di vedere tale realtà nel suo complesso, inserendola in una prospettiva storica e di insieme. Si può far finta di ignorare, per esempio, che il controllo sociale esplicito (addirittura statale) si è spostato nell’ultimo secolo dal sesso alla salute?

Non c’è ormai in pratica parte del corpo che non sia rigorosamente medicalizzata e sottoposta a ispezioni e sorveglianza, istruzioni, allarmi, avvertimenti. Si è indotti a vivere nella paura e sotto la costante minaccia di un crollo o di un danno a causa di ignoranze igienico-sanitarie e di un atteggiamento passivo rispetto alla cura del benessere fisico.

Il sesso, invece, deve essere esente da regole, limitazioni, barriere; nel suo caso le prescrizioni riguardano il godimento (cui tutti hanno diritto) e le cure si indirizzano contro le disfunzioni: nessuna maggiore sventura del dis-piacere in senso letterale. La malattia interna o intrinseca al sesso non è prevista e non è presa sul serio, tant’è che non vi sono veri servizi per le sue multiformi manifestazioni.

Ci sono norme rigide contro il fumo o l'eccesso di velocità, non si può guidare senza cintura di sicurezza o sotto effetto di sostanze, tra poco si dovranno mangiare porzioni fissate per legge, eccetera, ma la condotta sessuale e voluttuaria in generale deve rimanere nel registro delle cose permesse e buone.

In fondo i più pensano che non possa far male voler godere (non gioire), assecondare ciò che pare una pulsione erotica pura e innocente perché "naturale" (trascurando il fatto che la sessualità e il piacere sono contaminati e talora adulterati da altre componenti, prime tra tutte l'aggressività).

Dalla repressione sessuale e dal regime restrittivo si è passati da tempo alla dis-inibizione di massa e alla distribuzione/moltiplicazione delle quote di piacere garantite dalla Stato Sociale.

Vietato vietare: era uno slogan degli anni della contestazione, ora è una realtà per la sessualità. Il cittadino ha "diritto al sesso" nelle forme e modalità preferite, nonché con assicurazioni circa la non interferenza altrui (salvo approntare Leggi per imporre i principi di uguaglianza e non discriminazione, arrivando a proibire l’uso di termini potenzialmente offensivi!).

La condanna pubblica della pedofilia non è che l’eccezione a conferma della regola che afferma la liceità e la bontà intrinseca del sesso contemporaneo. L’altro indicatore misconosciuto e male interpretato è la vertiginosa crescita della prostituzione a tutti i livelli (escort più o meno professionali sono nell'ambiente gay già un must, mentre la domanda di sesso a pagamento è sempre più elevata tra i maschi etero), liberata da etichette spregiative fino al punto di farne “un lavoro come un altro”, anzi un non-lavoro quasi allettante (beati coloro che la esercitano, sembra di sentir dire…).

Le contraddizioni non spaventano, anzi non vengono registrate. In effetti, da un lato si autorizza tutto ciò che è sessuale dalla pubertà in poi, dall’altro lato si tace sugli inconvenienti, le conseguenze negative e le vere e proprie distruzioni; questi “problemi” andranno poi trattati in contesti ad hoc impersonali, oscuri, ambigui, con la scusa delle privacy.
Eppure, come ricordava un adagio antico, il piacere dell'amore non c'è che per un momento, mentre i suoi dolori son destinati a durare (talora tutta una vita, in senso fisico e psichico).

Ma come? Allora non abbiamo a che fare con atti di e da adulti? Ecco trovato l’inganno: si tratta di minori, addestrati nelle palestre dell’ideologia permissiva, e di marionette, manovrate dal mercato consumistico. Non è la sessualità cosciente e responsabile delle dichiarazioni pubbliche e politiche (sempre meno, in verità, perché i protagonisti di oggi sono i figli di coloro che hanno beneficiato passivamente del liberalismo sessuale).

Quindi è licenza di divertimento non stop, di fare le solite porcate senza fantasia, di dar sfogo a impulsi e voglie, di usare manipolare sfruttare da bravi adolescenti primitivi o bambini narcisisti a vita (ci si può davvero sorprendere della nudità invasiva volgare e violenta, degli stupri del branco, dell’estasi chimicofisica a portata di mano all’uscita di scuola o di ufficio?!), senza responsabilità né sanzioni (è un gioco, son tutti recuperabili, si sa).

Da questo punto di vista, droga e sesso paiono davvero contenitori sociali quasi pilotati (col consenso generale quanti giovani vengono mandati sul fronte delle droghe mortali e nei lupanari di massa?!).

Oh, magnifiche sorti progressive del genere umano!
Auguri. Ci si provi, chi vuole, a cercare di prevenire qualsiasi cosa abbia a che fare col sesso. È proibito giudicare severamente il comportamento sessuale, anche quando palesemente patologico o lesivo; non è lecito proporre prudenza, moderazione (non sia mai l'astinenza!), autentici stili di vita sessuale, né intervenire in maniera decisa, perché tutti vanno lasciati liberi di agire e sbagliare (cioè, vengono abbandonati alle parti peggiori di sé e alle pressioni ideologiche buoniste).
Per fortuna, il sistema sessuale è auto-limitante e tende all'inibizione, se non è del tutto compromesso o alienato.

Pur tuttavia, chiedere al singolo individuo di dotarsi di una bussola personale e scegliere la propria rotta è l’unica strada percorribile (non potendo contare sulla prescrizione di diete sessuali da parte della medicina di massa né sulla condivisione di un’etica sessuale da parte della collettività) e nel medesimo tempo il percorso più accidentato e selettivo (bisogna esser forti e autocentrati per non seguire la corrente, la moda, la gente).

Aiutare ad aprire gli occhi, a diventare consapevoli, a scegliere buone compagnie: è il programma titanico che attende chi opera nel campo, ammesso che intenda fungere da faro e non da funzionario del sistema imperante. Perché educare non è informare, né indottrinare o addestrare. Si comprende allora perché, nonostante le dichiarazioni, si preferisca curare le infezioni a trasmissione sessuale limitandosi a simulare una prevenzione di fatto impossibile.

Parafrasando W. H. Auden, di solito citato nel senso opposto, vien da implorare: La verità, vi prego, sull’Aids e sull’amore.

Mattia Morretta (ottobre 2005)

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