Prendere corpo

Prendere corpo.
Le mitologie della corporeità

Esistono in genere due concezioni ben distinte del corpo, che condizionano sia il modo con cui viene vissuto sia il modo con cui viene curato.
Da una parte abbiamo il corpo organico come “oggetto”, struttura materiale malata o deficitaria di cui si occupa la medicina. Dall’altra parte si trova il corpo psicologico come “soggetto”, inteso in termini di esperienza fisica e di rappresentazione mentale.

Così, mentre la medicina e le attività motorie tendono a disinteressarsi di aspetti emozionali e fantastici, la psicoanalisi e alcuni filoni di pensiero soprassiedono a proposito della materia corporea interessandosi solo della modalità con cui viene immaginata e vissuta (specie nell’inconscio).

La frattura fra queste visioni riduttive è stata in parte ricomposta in epoca recente grazie alle cosiddette “psicoterapie a mediazione corporea”, che fanno del corpo e delle sue funzioni i vettori dell’intervento terapeutico, al di là del ricorso alla parola.

Tuttavia, grande è la confusione sull’argomento e difficile districarsi nella giungla di proposte curative, pedagogiche e ludiche. Si ha a che fare con cascate di pubblicazioni sul tema e con numerose forme di “recupero” della fisicità, al punto che si può ben dire che il corpo sia diventato un bene di consumo.

Nuovi miti hanno sostituito quelli precedenti o li hanno semplicemente affiancati, sicché l’adozione di una certa “filosofia” non si sa fino a che punto sia una scelta consapevole o pura questione di moda.

La liberazione del corpo

Se si ripercorrono gli ultimi decenni, si nota chela rivalutazione del corpo è avvenuta più a livello sociale che scientifico, grazie ad alcuni fenomeni di “contestazione”.
Per esempio, il movimento hippy ha introdotto il concetto di incontro e scambio dei corpi non al servizio della competizione e del rendimento, bensì del piacere e della comunicazione.

È stato proposto il passaggio dal corpo rigido ed efficiente della guerra o della violenza a quello semplice e nudo della fratellanza pacifica. Al corpo asettico, igienico e in uniforme del mondo ipercivilizzato si è opposto quello naturale, ricco di odori e sapori, privo di orpelli e medaglie al valore. Tale visione edonistica ha fatto della fisicità essenzialmente la mediatrice della relazione solidale fra gli uomini.

In qualche modo anche questo è stato riciclato dal consumismo nella maniera di intendere il corpo “libero”, sorgente di sensazioni gradevoli e simbolo di pace da acquistare in confezione famiglia, magari nelle vacanze tutto, proprio tutto, compreso.

A sua volta, il movimento ecologista ha cercato di ricollocare il corpo nell’habitat naturale accordandogli il medesimo rispetto. L’interesse per la natura è diventato prototipo dell’amore per l’uomo nella sua integrità e “innocenza” corporea, il corpo liberato dagli artifici tecnologici, dagli additivi chimici e dall’inquinamento atmosferico sarebbe trasposto dalla dimensione dell’avere a quella dell’essere.

Il fine dell’ecologia è perciò il reinserimento della fisicità nell’ordine naturale delle cose nel contesto di una sostanziale armonia tra natura e cultura.
Pure in questo caso si è presto creato un mercato specifico, che va dall’alimentazione (più o meno macrobiotica, vegana, eccetera) al giusto genere di “evasione” programmata.

Grande importanza ha senz’altro avuto il femminismo nella elaborazione di una nuova immagine corporea. La civiltà maschile occidentale ha sempre privilegiato l’azione e la motricità, considerando la passività e la sensorialità (sensualità inclusa) inadatte alla virilità.
Il godimento del corpo, del resto, era riservato all’uomo, lasciando per lo più alla donna sofferenza e riproduzione.

Il movimento femminista ha rivalutato la ricchezza del corpo abitato da emozioni e sensazioni, capace di sentimenti e riserva di immaginazione. La coscienza della fisicità femminile, da vivere in opposizione al consumo e possesso, ha influenzato molto la società e alcune correnti di pensiero moderno. Inoltre ha condizionato la trasformazione dell’immagine culturale ed estetica dei sessi contestando il primato del ruolo sessuale nella percezione di sé.

Sentirsi bene nel proprio corpo senza essere puramente un corpo, come pure inserirlo a pieno titolo nelle relazioni evitando la tentazione dell’appropriazione, sono probabilmente due dei principali messaggi positivi del femminismo in tema di corporeità.

Ciò che è accaduto in seguito è per certi aspetti quasi il contrario, se è vero che alla donna-oggetto si è aggiunto l’uomo-oggetto e che vivere il corpo è diventato un’altra maniera di consumare.
Un altro pezzetto ci è comunque stato restituito e non solo a livello culturale.

Le varie filosofie orientali, diffusesi a livello di massa in Occidente di recente, hanno apportato un ulteriore contributo alla “liberazione”. Alla prevalenza dell’apparire sono state contrapposte l’essenzialità dell’essere e la fondamentale unità di corpo e spirito.
Nell’ambito della sessualità dall’Oriente abbiamo appreso l’interesse per la sperimentazione invece che per la prestazione, per l’affinamento della sensorialità piuttosto che per la scarica. Il corpo è in tale ottica luogo di trasformazione e armonizzazione delle energie vitali, microcosmo in rapporto dialettico col macrocosmo.

In Occidente hanno avuto più successo le filosofie e tecniche basate soprattutto sull’arte della respirazione e tese al raggiungimento del dominio sulla materia, quelle cioè che puntano a rafforzare l’Io grazie alla forza di volontà, mentre sono state più trascurate le scuole fondate sulla meditazione e il non-intervento.
Molte arti marziali, infine, sono state riutilizzate in chiave industriale, più come ginnastiche esotiche o sistemi di autocontrollo che come percorsi di elasticità psicosomatica e riequilibrio interiore.

Il corpo sociale

Ogni società esercita in un modo o nell’altro un controllo pubblico sul corpo privato e forgia un suo corpo ufficiale. Le strutture sociali, d’altronde, sono spesso rappresentate come metafore corporee: il corpo d’armata, il corpo medico, il corpus delle leggi, eccetera.
Il dominio politico può avvenire sul corpo (tramite la prigione, ad esempio) o attraverso di esso (mediante le impronte digitali e i vari sistemi di identificazione). Più lo Stato è totalitario, più è proprietario dei corpi, del loro potere di spostamento e del loro modo di apparire ed agire.

Anche l’esercizio fisico o la cura del fisico possono servire a confermare la validità di questo o quel regime politico. Il successo sportivo era per il nazismo e il fascismo testimonianza concreta della potenza nazionale, ma qualcosa di simile accade ancor oggi specie nelle competizioni olimpioniche.

Le organizzazioni sociali valorizzano, contemporaneamente o alternativamente, il corpo estetico (bellezza, forma, apparenza), quello igienico (indicatore di salute fisica e morale) e quello efficiente e funzionale (mens sana in corpore sana).

Spudoratamente le lotte ideologiche utilizzano e strumentalizzano i corpi, si danno battaglia a colpi di ingiunzioni e condanne a spese del corpo. Cambian le bandiere, ma la sostanza sembra restare la medesima: un controllo del corpo ottenuto vuoi con la forza vuoi con il ricatto, con i codici ufficiali o con la persuasione occulta. Il corpo è una “cosa”.

Nella cultura americana contemporanea il corpo soggiace all’unico vero principio, quello del rendimento. La spinta al consumo in questo campo è oramai inarrestabile. Igiene, trucco, abbigliamento, sport per una moda o per l’altra.
In città come New York vi sono istituti di bellezza che sono una sorta di garage del corpo in cui i clienti possono trascorrere un’intera giornata passando da un settore all’altro, dal massaggio del cuoio capelluto agli esercizi di respirazione yoga. Un supermercato della corporeità per ogni genere di richiesta e posizione ideologica.

Il corpo, del resto, non è solo merce, ma anche capitale da far fruttare. Non più nel vecchio senso della fisicità unico patrimonio del proletario o povero, bensì nel senso più generico e tuttavia più complessivo di strumento per la seduzione, il successo e il potere.
Corpo status symbol e biglietto da visita, carta di credito e mezzo di affermazione a qualunque prezzo.

Nonostante la democratizzazione in atto al riguardo alla “liberazione”, restano ancora delle differenze tra classi nella modalità di rapportarsi alla corporeità. I “ricchi” prestano molta attenzione alla cura e all’immagine del corpo, potendo permettersi un affinamento della sensibilità fisica e dell’erotismo impossibile alla maggioranza. Chi è svantaggiato economicamente ha di solito una concezione più pragmatica della fisicità, della salute e della malattia. L’attenzione accordata al corpo è per così dire sbiadita e poco selettiva, perché ciò che conta è il funzionamento.
La vacanza è allora intesa come recupero di energie per riprendere il lavoro in forma.

Il consumo del corpo è oggigiorno diffuso in tutte le fasce sociali, tanto che in generale è difficile identificare l’appartenenza ad un ceto a partire dai dati esteriori e dallo stile comportamentale.
Massaggi e ginnastiche per tutti, sport e cosmetici altrettanto, investire sul corpo è alla portata di chiunque, il risultato è sotto i nostri occhi.

Quale corpo?

Il corpo attuale è “glorioso”, in apparenza totalmente buono a dispetto del totalmente cattivo di qualche tempo fa. Tutte le energie e gli slanci creativi troverebbero la loro origine in esso, al punto che soltanto l’esperienza corporea potrebbe vantare il dono dell’autenticità, essendo ogni altra modalità espressiva sempre un po’ artificiale e falsa.

Da qui la caccia alle tecniche e alle pratiche più disparate e talora improvvisate. Le terapie in questo settore rappresentano un terreno di sfruttamento inesauribile che alimenta il mercato economico e un commercio di illusioni sovente destinate a naufragare in amare delusioni.

Certo, i cambiamenti rispetto all’epoca precedente sono degni di nota, da un corpo al servizio dell’altro (Stato, Chiesa, esercito, figli) si è passati al corpo per se stessi, di cui però preoccupa la tentazione egoistica.
Dal corpo messo a tacere, parte del dominio privato e soggetto al pudore, si è giunti al corpo di dominio pubblico, giudicato, comparato e consumato, di cui render conto alla società di massa.
Il corpo nudo o semivestito contrapposto a quello sempre vestito, il corpo giovane, bello e abbronzato perché è la pelle il vero abito.

Il benessere è testimoniato più dal fisico snello, dalla linea elegante o erotica, che dal corpo abbondante e tondeggiante di una volta.
La caratterizzazione precisa dei corpi maschile e femminile è oggi più una stravaganza che una necessità, a fronte della mitologia androgina impostasi nei decenni scorsi.

Il corpo sarebbe dunque liberato. L’impressione è che ci manchi il più delle volte il senso della misura e la capacità di fare scelte consapevoli, mentre si preferisce seguire la corrente o le correnti.
Come ha scritto Willy Pasini, “vivere il corpo senza comprenderlo rischia di portarci ad una ripetizione che impoverisce o ad un edonismo a buon mercato”.

Mattia Morretta (1988)

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