La sessualità maschile secondo Ida Magli, 1989

La sessualità maschile secondo Ida Magli
Babilonia , 1989

Questo testo è l’espressione più interessante per il nostro paese del lavoro compiuto negli ultimi decenni da studiose di diversa formazione, al fine di rendere visibile e comprensibile il peso del Genere Sessuale nella edificazione della cultura e nella organizzazione vera e propria della società.

L’autrice ricostruisce il percorso della civiltà occidentale avendo come punto di repere e chiave di lettura la mascolinità potente” nelle sue articolazioni teologiche, morale e antropologiche. In principio, infatti, era il Pene.

Sul funzionamento esemplare dell’organo per eccellenza si è strutturato per analogia l’intero sistema culturale. L’atto propulsore che caratterizza il pene (capacità di ergersi, prolungarsi e proiettare a distanza un getto) costituisce il primo mattone di fondazione della cultura come atto di esteriorizzazione all’esterno dell’organismo biologico.

Il pene è il primo separatore” e “costruttore” di oggetti, in quanto strumento perfetto capace di raggiungere e colpire il bersaglio, quindi alla base della concettualizzazione dell’Oggetto quale altro da sé.
La potenza del membro eretto, la Vis, funge da pietra di paragone di tutti gli altri poteri umani e da misura di tutte le cose create.

La Storia allora è storia del dominio del maschio (l’uomo tout court) sullo spazio e su tutti gli oggetti in esso contenuti; ed è storia della scelta dei maschi di privilegiare il rapporto con gli altri maschi, organizzandosi a prescindere il più possibile dall’altro sesso (il monachesimo ne è solo l’esempio più plateale). 

La legge che ordina la società è l’esclusiva valorizzazione degli uomini e degli scambi tra loro, la donna viene usata per arrivare all’altro uomo, poiché il pene cerca il pene. La cultura è pertanto omosessuale (o uomosessuale, secondo la definizione di Luce Irigaray) e l’eterosessualità non è che un albi o una sovrastruttura per il buon andamento dei contatti e contratti tra maschi. Le relazioni sono perciò “eteromorfe” ma omosessuali nella sostanza.

L’omosessualità è sempre stata “implicita” nella coscienza sociale e la sua condanna l’inevitabile corollario, costituendo in qualità di struttura portante della comunità una tentazione “fisiologica” e una minaccia incessante. Nel tempo essa è diventata sempre più “cosciente” mano a mano che il vissuto omosessuale da cui è pervasa la società si è realizzato in forma concreta e simbolica (arte e cultura).

L’autrice analizza il modello ebraico e quello cristiano di sessualità maschile e il processo di “liberazione” dell’omosessualità nell’Arte. L’artista può abbandonarsi all’omosessualità perché non ha più bisogno della mediazione femminile per comunicare con il trascendente.

L’analisi si ferma sulla soglia dell’epoca attuale, che vede infine possibile il dialogo diretto a livello sessuale tra portatori del pene. Il lavoro di comprensione che rimane da fare, in effetti, spetterebbe proprio agli omosessuali. 

Mattia Morretta (1989)

Comments are closed.