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Così fan tutti... l'Epatite A

Sulla rivista spagnola Zero, a partire dal 2004, nella rubrica Salud, son comparsi articoli destinati a lanciare l'allerta a proposito di una situazione definita “insolita” nella città di Barcellona, intendendo il verificarsi di epidemie di epatite A tra i frequentatori di locali gay.

L’indagine realizzata dai servizi di salute pubblica della città, in seguito alla rilevazione di un numero preoccupante di casi di epatite A in soggetti omosessuali, ha portato a individuare l’origine e la catena di trasmissione (il primo aveva infettato ben 50 individui, ciascuno dei quali ne aveva contagiati numerosi altri), nonché il contesto favorente, cioè i circuiti commerciali di incontro gay, specialmente in presenza di “lavoratori del sesso” (per quanto non espressamente centri di prostituzione).

Il fenomeno era stato già registrato in precedenza in altre grandi metropoli europee, ed è di recente emerso più volte anche a Milano, per quanto in modo ufficioso.

Più singolare invece la notizia del diffondersi tra i gay francesi dediti ai “sex club” di infezioni da Shigella, con analoghe modalità di contagio. D’altronde, i gay di Parigi si trovano da qualche tempo a fare i conti addirittura con una malattia venerea da manuali d’archivio, cioè il linfogranuloma venereo: quando si dice essere all’avanguardia!

Al di là dei possibili rilievi igienico-sanitari su analoghi ambienti in Italia, i cui proprietari sfruttano l’offerta di facile consumo sessuale eppure fingono di gestire luoghi di svago e socializzazione (del resto, non appartengono quasi tutti a una rete associativa “ricreativa e culturale”?!), colpiscono l’ignoranza selettiva e la cecità totale degli avventori stranieri e nostrani.

La clientela gay, tanto “trendy” e curata nell’immagine, si rivela con sorprendente facilità disposta ad accettare sporcizia e contaminazioni d’ogni genere, sia nelle strutture logistiche dei circoli che frequenta più assiduamente sia nel modo di fare sesso con i partner anonimi e oscuri, spesso in tunnel e antri in cui tutte le vacche sono, per forza di cose, nere.

Ma c’è di più: siamo di fronte all’atteggiamento tipico delle pecorelle descritte da Dante nel III canto del Purgatorio, le quali fanno quel che vedono fare alle compagne senza neppure sapere il perché, soddisfatte di seguire il branco e la corrente.

In effetti, la pratica oro-anale che è alla base dell’epatite A nonché della Shigella (a trasmissione, appunto, oro-fecale), appare ben più diffusa nei locali e nelle interazioni gay di quel che sarebbe logico attendersi in base a effettive “preferenze erotiche” e al buon senso che dovrebbe far ritenere certi gesti, se non intimi, almeno inopportuni in dati contesti o con certi partner.

Possibile che si creda di trovarsi in un boudoir riservato o in un ambulatorio di proctologia? E che venga superato tanto facilmente e da così tanti individui il dis-gusto di base per il bacio dell’ano di perfetti sconosciuti? Neanche fossimo nel corso di un sabba satanico (è noto che il patto col demonio veniva siglato con tale “omaggio”). O forse sì?!

Di fatto, fino ad alcuni anni fa si trattava di una pratica pressoché inesistente nelle situazioni di incontro occasionale, così come molti altri “costumi” più o meno bizzarri o estremi (dall’esibizione di cock-ring alla predisposizione di ambienti per il fist-fucking e via disdicendo), e ciò anche grazie all’impraticabilità oggettiva perché si trattava pur sempre di “ambienti sociali” (luoghi all’aperto, discoteche, bar a tutti gli effetti, etc.).

Oggi, che molti locali gay sono dotati di camere oscure, di labirinti e buchi della gloria, i quali per definizione impongono la parcellizzazione del corpo e la spoliazione dell’identità individuale (e quindi dello stesso desiderio personale e autentico), è quasi inevitabile che le occasioni facciano l’u-omo ladro in chiave sessuale, dato che la maggioranza dei gay non ha personalità e volontà sufficienti per resistere alle pressioni del gruppo.
Per non dire dellle Chat line che consentono di stra-fare tutto e subito.

Così, quel che è stato visto attuare nei martellanti film pornografici e sentito dire dai “colleghi” passati per le metropoli gay statunitensi ed europee, gesti che per giunta sembrano solo da eseguire senza neppure bisogno di averne voglia, i più li riproducono pedissequamente, convinti di essere sulla cresta dell’onda del successo omoerotico e ignari (talora “orgogliosamente”) del prezzo pagato in impersonalità psichica e patologie veneree.

Dove c’è una palude, il fango non si nota.

P.S.: Adulti e vaccinati!

Mattia Morretta (ottobre 2005)