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Le ultime vedette lombarde
Provincia di Monza e Brianza

È zona di confine, in tutti sensi, e non solo del territorio di Monza con un paese limitrofo. È anche molto cambiata negli ultimi anni per via di lavori che hanno ridisegnato la fisionomia delle aree verdi, inserendo vialetti e rotonde prima inesistenti.
La minore selvaticità e l’apertura di una nuova porta di transito nella cinta muraria hanno ridimensionato la sua natura di luogo d’incontro, ambiguo e tuttavia inequivocabile.

D’altronde, nel frattempo si sono trasformati anche i gay, sia nelle aspettative circa i contatti occasionali sia nelle tenute da tempo libero (oggi è obbligatorio, per i più giovani, la tuta firmata e l’accessorio ad hoc).
È stata per anni l’alternativa diurna per passeggiate all’aria aperta nel parco della Villa Reale, rispetto ai safari notturni in automobile lungo i viali immediatamente adiacenti la Villa stessa.

Ignoro cosa accada in tali strade all’esterno quando calano le tenebre, so però che finché c’è luce nei boschetti e tra gli arbusti qualcuno si finge ancora in cerca di ispirazione o di pace in mezzo al verde incantevole del Parco, il quale merita davvero la visita e ripaga chiunque con l’offerta gratuita di bellezza e serenità.

I frequentatori sono pochi, sempre meno, e ridotti al lumicino durante la settimana. Sono altri i giardini pubblici più in voga nelle immediate vicinanze di Milano a rubare la piazza. Un po’ più di “movimento” si nota all’ora in cui termina il lavoro, qualche impiegato od operaio ci fa una capatina, quindi sopraggiungono gli sportivi non professionisti, mentre i pensionati tornano a casa mesti dopo avervi trascorso un pomeriggio o una intera giornata.
Vi sono, infatti, vere e proprie vedette lombarde, sentinelle in servizio in loco a proprie spese da diversi decenni.

L’età media è piuttosto elevata, tra la terza e la quarta età, i ricordi abbondano nelle chiacchere, le malattie veneree non si contano quando è il momento delle confessioni… Qualcuno non si è mai spostato e non ha mai frequentato alcun altro luogo, men che meno “locali gay”, potendo vantare a ragione non solo una fedeltà granitica ma pure un certo diritto di prelazione sui passeggiatori, specie se “nuovi”.

Il territorio è loro e non si passa senza essere vagliati, criticati e condannati (vuoi al corteggiamento vuoi all’invettiva muta). Alcuni anziani sono lì perché affezionati all’ambiente e come per tutti i vecchi l’abitudine vince su qualsiasi velleità o voglia; ma qualcuno sembra aver perso il pudore insieme al senno, e arriva, in primavera e in estate, a prendere il sole nudo nascosto a malapena nell’erba in un punto critico (non mancano le proteste degli inquilini di qualche stabile nelle lontananze – in effetti, non si capisce come possano aver “visto” dal loro punto di osservazione ciò che segnalano alla polizia municipale).

Tra i meno in là con l’età, c’è chi fa una corsetta da jogging, chi gira in tondo con la bicicletta, chi lentamente percorre il viale del tramonto in un senso e poi nell’altro. Lungo il tragitto più segnato e battuto, un piccolo sentiero si inoltra tra gli alberi e conduce ad una sorta di radura (i più coraggiosi vi si attardano aspettando potenziali partner), non senza prevedere una deviazione in un minuscolo anfratto ove consumare, forse, un frugale pasto erotico.

Una sorta di rondò alberato costituisce, invece, la piazzetta principale, nella quale talvolta si formano capannelli di due o tre persone, in conversazioni leggere per ingannare l’attesa. Accanto c’è un intrico di rami più fitto, si dice che vi avvengano atti sessuali frettolosi per necessità, alcuni anche a pagamento e ciò spiegherebbe la presenza di facce strane se non proprio brutte.

Quando sopraggiunge la sera, lo spettacolo naturale è tale da confortare e cancellare tutto, rimpianti o rimorsi che siano. Piano piano o rapidamente si lascia il luogo magico, ed è come se si uscisse da un quadro del settecento o dell’ottocento per finire sulla scena degli orrori contemporanei, di cui non sono immuni i paesi e le cittadine di provincia.

Di cosa vivranno quegli uomini taciturni e per lo più rassegnati? Concentrarsi solo sul giorno dopo giorno, ripetere i soliti gesti, farsi stanziali sino all’immobilismo, sono forse il segreto per vincere il tempo e le epoche? Ne derivano incoscienza e annullamento di sé come omosessuali oppure coscienza della vanità di ogni sforzo di forzare le leggi del mondo per farsi spazio ed essere riconosciuti?
Come non provare un senso di pena di fronte a individui che paiono ridursi ad occupare un minuscolo posto al limitare del territorio comune e condiviso?

Cercherò le risposte, un giorno o l’altro, camminando a piedi nudi nell’erba, in un tramonto di primavera inoltrata, con gli occhi rivolti alla Villa Reale, immaginando i preparativi per il ballo della sera, di cui si ode già la musica…

 Mattia Morretta (2006)