Il sesso toccata e fuga

Il sesso toccata e fuga: le insidie del basso rischio venereo negli atti omosessuali

Tralasciando il perché e il quando, che aprono scenari troppo complessi per la prevenzione di stampo giornalistico, vale la pena di sottolineare che il dove e il come del sesso contano altrettanto di cosa e con chi.

Certe acrobazie compiute in località rurali o isolane con autoctoni doc, per esempio, sono a conti fatti molto meno pericolose di rapide genuflessioni o distratti sfioramenti nelle grotte delle maghe Circe metropolitane, che trasformano tutti in porci in un batter d’occhio.

Impulsività, frammentarietà e opportunismo segnano gran parte del comportamento omo-sessuale, fatto più di aneddoti e tradizione orale che non di racconti o romanzi d’appendice, il che rende improbabile una prospettiva discorsiva o un’analisi logica della salute.
Vi sono anche ragioni, per così dire, storiche.

La disponibilità a fare sesso ogniqualvolta e appena possibile era ed è ritenuta quasi una prova del nove del sano istinto “diverso”, partendo dal presupposto che il singolo esemplare omo dovesse approfittare di ciascuna occasione buona, poiché non era prevista o esigibile la soddisfazione di tale particolare bisogno di intimità, anzi non era ammessa ufficialmente neppure l’esistenza della specie.

Dati per scontati penuria e mercato nero, era giocoforza prendere quel che elargiva il convento o il "buon cuore" di un passante. Con tale convincimento, comunque, in parecchi finivano per fare incetta e indigestione a furia di pasti frugali ed elemosine, pur continuando a percepirsi morti di fame.

Nelle regioni a minor tasso di industrializzazione, nelle aree depresse e nei piccoli paesi non è cambiato molto, essendo ancora rilevante la quota di regolarizzazione fittizia e dissimulazione (col matrimonio o con il celibato “per motivi familiari”).
Nelle zone urbane, ove il modello della disinibizione è dominante, con tanto di appositi contenitori per l’usa e getta, il vecchio preconcetto si trova inglobato e assolutizzato nel nuovo imperativo della assertività erotica.

Guai, infatti, a non fare sesso per un po’!! “Ho fatto l’amore con me / mi son amata da me / e figuriamoci se / ci cascavo con te...” cantava Amanda Lear all’inizio degli anni Ottanta. Messaggio inascoltato ieri e improponibile oggi, nell’epoca del libero mercato gay. Non sono presi in considerazione momenti di indisposizione o malessere, fasi di disinteresse o scarsa propensione, come se avvicinarsi fisicamente a chicchessia fosse possibile a prescindere dallo stato d’animo e dall’effettiva voglia.

Il fatto è che si tratta per lo più di atti impulsivi avulsi dalla personalità intera, che non veicolano né soddisfano profonde necessità; perciò il praticante o li colleziona per abitudine o non li registra perché li cestina seduta stante.
Vi si associa un senso di frustrazione, noia e vuoto, perché non si fa in tempo a caricarsi di veri desideri che già si è espulso tutto, come una vescica che non tenga più e non abbia la misura del reale riempimento.

Nessuno pretenderebbe di utilizzare un arto ferito, ma non se ne parla nemmeno per la triade pene/bocca/ano. Neanche nei periodi in cui si è affetti da una malattia venerea è consentito fermarsi un attimo, si rischia di perdere il trend, di passare per “anormali” (bloccati, repressi, inibiti), la macchina corporea deve restare in funzione senza turni di riposo, perché il sesso deve essere uno scarico continuo o immediatamente accessibile.

E infatti si ha l'impressione che per molti l’eiaculazione sia un analogo delle deiezioni: si evacuano attraverso il canale sessuale materiali e vissuti di cui si è del tutto inconsapevoli. Dopo, non ha senso piangere sullo sperma versato…

Anche per questo barriere profilattiche e auto-limitazioni risultano tanto ostiche e incomprensibili. Se il sesso è una cloaca, gettarvi lo sperma “accumulato” è automatico. Qui la virilità si esercita nel disprezzo dell’altro, perché molto di raro vi si associa l’idea del traboccare dionisiaco che riempie grembi e corpi.

“Ne ho fatti sette” proclama il baldo giovine su di giri, nella stanzetta della sauna finlandese, agli astanti prima ammirati e poi spaventati. S’intende in quel caso che è stata apposta la siglatura seminale agli atti notori, perché il tipo non è di quelli che “non vengono” per poter proseguire all’infinito, avarizia che Albo Busi metteva all’indice nei suoi libri. Adesso è di moda lo sperpero orgasmico, l’ossessione di “arrivare” di quanti non viaggiano mai con la fantasia…

Che sesso è quello dei ruminanti dell’erotismo, che trovano inconcepibile la pace degli organi? Non c’entrano la fisiologia e i bioritmi, eppure lo si chiama “naturale” o “libero”. E non si coglie la contraddizione di praticare la sessualità in ambiti artificiali e oggettivamente più pericolosi proprio perché connotati dal consumo collettivistico.

Invece di ripetere il ritornello della “prevenzione”, bisognerebbe distinguere i negozi in cui ci si serve, non facendo confusione tra macellerie e mercerie. Già questo sarebbe più utile del presumere di saperne abbastanza sul rischio Hiv o di avere a disposizione preservativi.

Tutti fingono di ignorare le circostanze dello scambio omo-sessuale, quel che accade davvero e dove, quindi cosa serva in concreto. L’invito a usare il preservativo è inapplicabile nei fast food disseminati lungo le strade della marginalità (al chiuso e all’aperto), nelle camere oscure, nelle mischie improvvisate, tra i vapori e sudori delle saune.

Mordi e fuggi, toccata e fuga, gone with the wind sono le formule più comuni dell’omosessualità di periferia, esportate e oramai meccanizzate nelle officine gay metropolitane (rete web inclusa). In tantissimi non si appartano intenzionalmente con qualcuno in camerini o postazioni adatte per “concludere”, e ritengono di essere al sicuro negli spazi in cui più di tanto non si può o non si potrebbe fare, e senza individuare un partner (col quale occorrerebbe almeno far finta di imbastire una trama di precauzioni se non un discorsetto).

Nelle saune umide o negli anfratti stretti e bui, essendo di passaggio (come lungo i fiumi o nei boschetti) ci si sente dis-impegnati nei confronti degli altri e delle conseguenze, gli imprevisti capitano perché non si fa alcuna previsione (“non voglio mica far sesso sul serio!”).

Sicché molti si affidano al fato, una volta lì per quel tanto che vi sostano (magari cento volte in un pomeriggio o serata), fanno assaggi o fanno fare agli altri ciò che vogliono, si lascian toccare, manipolare, succhiare, delegando sia bisogni sia responsabilità, cedono e basta, tanto è per poco e in cose di poco conto.

Alcuni si comportano così perché in definitiva non desiderano nulla e sono affascinati da coloro che sembrano aver le voglie chiare (non le idee, che son confuse al massimo). Per assurdo in quei posti son coloro che hanno meno autocontrollo a guidare il branco e a dettar legge. E le infezioni veneree galoppano sulle praterie delle riserve degli indiani urbanizzati.

Detto altrimenti: dark room, location per il cruising, antri oscurati, labirinti con glory hole andrebbero evitati e basta, soprattutto da deboli di carattere e di mente, incapaci di astenersi o di arrestarsi alla semplice curiosità. Il buon senso controindica la cattura orale di peni a zonzo nel buio pesto e in ambienti saturi di vapore ove è impossibile rendersi conto se vi sia liquido spermatico sul membro: l’altro potrebbe avere lesioni di vario genere e aver appena eiaculato, potrebbero altresì esserci emissioni improvvise o anche involontarie di sperma (non c’è obbligo di avviso ai fellanti).

Nel ruolo opposto, non è opportuno lasciar il proprio pene in balia di “partner” disposti a tutto (a ricevere l’eiaculazione o a farsi penetrare incoraggiando l’uso sessuale).

L'intensa suzione del glande fa sanguinare le gengive fragili di chi la pratica mettendo a repentaglio (di epatite in primis) il fruitore; più è profonda l’introduzione del pene nel cavo orale altrui maggiore è il pericolo per le eventuali lesioni situate in gola; più perdura la suzione più condizioni possono verificarsi di passaggio di liquidi o contatto con parti infette.

Conclusione: se si va in un locale hard o in territori per spuntini sessuali, anzitutto si legga bene la dicitura all’ingresso. In secondo luogo, si scelga in anticipo fino a che punto si intende spingersi nel ballo. Terzo, non si faccia decidere agli altri cosa può succedere. Quarto, si memorizzi il breve elenco di fattori igienico-sanitari impliciti nei giochetti d’azzardo:
> alcolici, fumo e droghe alterano e infragiliscono la mucosa orale, così come afte buccali, herpes labialis, ferite per interventi odontoiatrici
> se sulle labbra c’è un herpes, è cosa buona e giusta non baciare e non fellare
> chi soffre di herpes genitalis è contagioso anche nelle fasi che precedono le manifestazioni
> chi ha un’uretrite elimina microrganismi nei liquidi genitali anche in modo invisibile
> il beso negro (bacio dell’ano) espone a sangue, epatiti e parassitosi
> per i condilomi non è necessario l’introduzione del pene nel retto, basta l’appoggio esterno
> il pene spinto contro l’ano altrui può venire a contatto con emorroidi sanguinanti, condilomi e ulcere sifilitiche, perdite di liquidi per gonorrea, altri parassiti intestinali, per non dire dello sperma lasciato da precedenti visitatori
> sifilide e uretriti hanno localizzazioni a livello di bocca e gola.

Infine, sorgerebbe spontanea una domanda: al posto del sesso in pillole o in scatola, non sarebbe meglio dedicarsi a una sana dieta mediterranea, variata e ricca di frutta e verdure?! Chi ha orecchie per intendere…

Mattia Morretta (luglio 2008)

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