Figli di nessuno

Figli di nessuno
La lotta di potere tra etero e gay sul terreno della procreazione

La “gestazione per altri” non è che una articolazione del pensiero dominante debolissimo, dal quale germogliano l’egocentrismo sul piano individuale e il nichilismo su quello sociale.
La gravidanza diviene così l’ultimo baluardo di un’identità femminile mutilata dalle mine antiuomo del genderismo e dell’assolutismo narcisistico.

La democrazia “avanzata” vuole che tutti abbiano le stesse possibilità di godimento, accoppiamento, genitorialità, presupponendo identiche condizioni di partenza e mete conseguibili. Eppure, basta guardarsi attorno e in natura per vedere che non è così, e non si può pretenderlo per motivi ideologici o giuridici.

Il rovescio della società dei diritti è infatti la lotta del diritto dell’uno contro quello dell’altro, l’antisocialità degli individualismi contrapposti. La guerra fredda in politica e l’acido muriatico sui social sono l’esito scontato della disintegrazione di ogni appartenenza o famiglia culturale e ideale, essendo possibili solo alleanze e complicità per motivi di interesse, in maniera transitoria e instabile.

Son soprattutto le donne progressiste in ruoli di informazione, educazione e politica ad aver portato avanti a spada tratta la causa della parificazione dei diritti, dettando gli irrinunciabili adeguamenti delle norme ai dati di fatto della società “reale” (una sorta di condono edilizio applicato alla sessualità).

Slavine di opinioni basate su buone intenzioni, ammantate di articoli di legge, puntellano di fatto la fede cieca nel maternage sociologico, con la presunzione di generare gli uomini di domani in una società ridotta ad autorizzazioni a procedere giuridiche.

Fa specie (è il caso di dire), benché sia perfettamente coerente con l’attuale dis-ordine logico, il fatto che si valorizzi la parentalità gay nel momento in cui si assiste al record negativo delle nascite; e che si riconosca la paternità, biologica o adottiva, a uomini gay mentre si esautorano i padri separati che protestano per poter vedere ogni tanto i figli affidati alle consorti.

Il sale delle rivendicazioni arcobaleno brucia sulla ferita dell’abbandono dei minori e della circonvenzione di incapaci diffusi a ogni livello, espressioni della deresponsabilizzazione e dell’abdicazione al ruolo cui sarebbero tenuti gli adulti in generale in una comunità civile.

Per questo, i campioni dell’ipocrisia reagiscono con sdegno sottolineando che non si possono i nati e i nascituri alle brigate gay, zingari del sesso e tendenzialmente ladri di bambini.
Possibile mandare gli agnelli al macello gay senza levare un grido di protesta o un lamento di dolore per la triste sorte?

E quelli che avevano già una mamma o un papà meritano forse gli arresti domiciliari presso coppie gay di mitomani senza scrupoli? O meschinelli Hänsel e Gretel, destinati al forno a microonde nelle case con additivi e dolcificanti di megere saffiche!

Gli stessi piccoli trascurati, affidati o venduti a padroni occulti e palesi, rete web, industrie alimentari e di play station, pubblicità e moda, ricariche telefoniche e spacciatori di droghe, pedofili e favoreggiatori della prostituzione minorile, come potrebbero esser dati in custodia, pur temporanea, ai manifestanti dei gay pride o family gay, i negrieri del XXI secolo?

Si può dar loro torto? Significherebbe mollare spudoratamente sull’unico punto che consente una almeno parziale distinzione rispetto ai rappresentanti secolari della devianza sessuale, cioè la generazione di prole.

I due schieramenti son dunque facce della stessa medaglia, una contrapposizione tra alter ego-centrici indifferenti alle sorti del gruppo umano. Ecco perché è indispensabile essere non allineati con i grandi blocchi di manovratori della pubblica opinione, non accettare di prender il partito preso dei prepotenti che vogliono spartirsi la torta dell’umanità a venire.

Mattia Morretta (settembre 2017)

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