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La galassia Pasolini
Intervento nel corso dell'incontro sul poeta "Pasolini ai giovani", Istituto De Nicola di Sesto San Giovanni (Mi), 28 novembre 2015

“Dovrei parlarti di me, cioè di un’infinità”, scriveva Pasolini in una lettera del dicembre 1945 all’amica Silvana Ottieri. In effetti la sua è una sorta di galassia dai confini smisurati e non del tutto conoscibili, nella quale si può viaggiare passando dall’uomo (con le singolari vicissitudini famigliari ed esistenziali) alla figura storica e culturale (l’intellettuale impegnato, il pedagogo critico e il profeta scomodo), dal comunicatore multilingue (romanzo, poesia, giornalismo, cinema, pittura) al personaggio sociale e mediatico (popolarità, fama, scandalo e rovina).

Sul suo cadavere e sulla sua memoria si è assistito ad una sorta di sciacallaggio, poiché ciascuno ha preso o prende i brandelli che vuole tralasciando il resto. La fine tragica e prematura ha imposto un destino leggendario e ambiguo al suo lascito, la cui complessità e vastità tuttavia consente a chiunque di attingervi testimoniando una ricchezza fuori dall’ordinario, nonché il suo esser comunque riuscito a contribuire alla comunità come desiderava ardentemente.

Purtroppo la morte violenta sembra far convergere l’intera esistenza verso l’epilogo, trasformando il significato di quanto è avvenuto prima e chiudendo il cerchio aperto col romanzo Una vita violenta.

La sua vicenda personale e artistica è uno spaccato di sociologia contemporanea, nel quale si condensano i punti critici di una drammatica fase di transizione a tutti i livelli: politico, giuridico, mediatico, morale e sessuale.

A cominciare dal rapporto con la politica e il comunismo, con l’espulsione dal PCI a causa della denuncia in età giovanile per “atti immorali su minore” e la sua anomala posizione di “compagno non compagno” con la tessera in tasca e il funerale di partito.

Istruttivo e illuminante circa le basi della nostra presunta libertà odierna è il bollettino della guerra giudiziaria parallela alla produzione intellettuale e soprattutto cinematografica (33 processi da Ragazzi di vita nel 1955 a Salò nel 1975 e persino dopo la morte). Un tentativo di abbattere per via giuridica un personaggio di rilevanza pubblica che ne ha pure amplificato la popolarità, con ampia pubblicità per libri e film.

Intricata e ancora controversa la tematica della sua diversità, al contempo socio-culturale e sessuale, dal disadattamento del poeta al senso di colpa per l’appartenenza al ceto intellettuale con valorizzazione degli ultimi e dei marginali, dal ruolo di provocatore al martirio di rappresentanza dell’elemento sessuale innominato e irrazionale in una società arretrata e ipocrita. Non per nulla dalla goliardia boccaccesca è giunto al cinismo dei gironi di Sodoma, l’inferno sessuale storicizzato.

Infine, l’aspetto meno analizzato con coraggio, cioè la questione omosessuale, che prima di lui era bandita e stigmatizzata e dopo di lui è presto stata banalizzata ed omologata; per non dire della particolare tipologia di omosessualità, in astratto “pederastia pedagogica” e in concreto quasi favoreggiamento della prostituzione.

Pasolini era ed è un “animale culturale” per eccellenza, in quanto scrittore, cioè colui che comunica soprattutto o essenzialmente con la scrittura, portando a compimento l’operazione razionale del pensare. Di fatto ha sempre mantenuto l’identità di “professore” nei confronti della collettività vissuta come classe alla quale tenere lezioni, sollecitazioni paradossali comprese.

Al di là della clamorosità del polemista è l’eco del canto lirico a rimanere intatta, quella poesia che secondo le sue parole non si consuma e tenta un’impossibile salvezza del mondo.
Inoltre, brilla a distanza in modo patetico e amaro il suo ruolo di grillo parlante “geloso” dell’uomo, cioè dell’identità umana e in particolare italiana, un amore patetico e infine disperato, di chi dispera della salvezza dell’umanità, stravolta e irriconoscibile.

Nell’attuale clima generale di indignazione superficiale o di dibattito spettacolare aleggia sinistra la mancanza della sua voce critica, troncata di colpo e mai sostituita, e che sia appartenuta ad un uomo omosessuale è ancor più degno di nota e di meraviglia.

Mattia Morretta (novembre 2015)