Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita
incontrerai tante maschere e pochi volti

Luigi Pirandello

Nel nostro Paese, Iolanda Gigliotti in arte Dalida, nata al Cairo da genitori calabresi, era giunta alla piena popolarità a fine anni Sessanta, risentendo tuttavia del collegamento diretto col suicidio di Tenco durante il Festival di Sanremo del 1967. Il clima sociale e culturale di un’età di confine aveva poi contribuito a generare, specie in Francia, sua patria d’adozione, un personaggio quasi leggendario, facendone la “faraona” della scena, la Callas del varietà, la Magnani della canzone, con centoventi milioni di dischi venduti in trent’anni di carriera.

Protagonista di un repertorio pressoché autobiografico centrato sul suo riflesso canoro speculare, la donna solitaria e malinconica ha calato il sipario di una vita fuori dal comune col suicidio, nella notte tra il due e il tre maggio 1987. Da allora la presenza nel mercato discografico e nella memoria collettiva non ha subito offuscamento, a dimostrazione di un’eredità di senso capace di resistere all’oblio del tempo. Nel saggio viene affrontato apertamente anche l’aspetto di solito sottaciuto del rilievo del personaggio nella comunità gay internazionale, un fenomeno che attinge all’immaginario e al rapporto ambivalente degli omosessuali con l’altro sesso sintetizzato nella venerazione dell’Icona dello spettacolo.

È possibile affrontare con serietà un tema controverso rifuggendo dal politicamente corretto, gli schieramenti e gli slogan? Che rapporto c’è tra le dichiarazioni di principio e le reali condizioni di vita degli omosessuali? Se la retorica dei diritti mette il bavaglio al dibattito, il gran parlare di gay nei media maschera l’analfabetismo di ritorno in un Paese già segnato dall’omissione culturale.

CHE COLPA ABBIAMO NOI - Limiti della sottocultura omosessuale (Gruppo Editoriale Viator, Milano, prima edizione aprile 2013, seconda edizione ottobre 2014, ristampa settembre 2017). Un testo dedicato all’omosessualità maschile in Italia in un’ottica antropologica e sociale, destinato in primo luogo alle persone omosessuali e agli operatori sociosanitari intenzionati a comprendere difficoltà e bisogni peculiari. Un saggio che, partendo dalla valorizzazione senza riserve dell’orientamento omosessuale, lancia la sfida di una provocazione etica sui comportamenti, promuovendo un lavoro di autocritica e approfondimento e invitando alla responsabilizzazione tanto i diretti interessati quanto tutti gli altri.

È possibile affrontare con serietà un tema controverso rifuggendo dal politicamente corretto, gli schieramenti e gli slogan? Che rapporto c’è tra le dichiarazioni di principio e le reali condizioni di vita degli omosessuali? Se la retorica dei diritti mette il bavaglio al dibattito, il gran parlare di gay nei media maschera l’analfabetismo di ritorno in un Paese già segnato dall’omissione culturale.

CHE COLPA ABBIAMO NOI - Limiti della sottocultura omosessuale (Gruppo Editoriale Viator, Milano, prima edizione aprile 2013, seconda edizione ottobre 2014, ristampa settembre 2017). Un testo dedicato all’omosessualità maschile in Italia in un’ottica antropologica e sociale, destinato in primo luogo alle persone omosessuali e agli operatori sociosanitari intenzionati a comprendere difficoltà e bisogni peculiari. Un saggio che, partendo dalla valorizzazione senza riserve dell’orientamento omosessuale, lancia la sfida di una provocazione etica sui comportamenti, promuovendo un lavoro di autocritica e approfondimento e invitando alla responsabilizzazione tanto i diretti interessati quanto tutti gli altri.